Stagione 2006

I concerti riprendono nella nuova sede (al Kantiere) dopo oltre un anno e mezzo di chiusura.

19 marzo 2006 - DEMONS (Svezia) - ELECTRIC 69 / Vedi foto

1° aprile 2006 - LAGHETTO - GREY CUBE

14 aprile 2006 - RAY DAYTONA & THE GOOGOOBOMBOS - KING SUFFY GENERATOR

22 aprile 2006  - THE MOJOMATICS - WILD DOGS / Vedi foto

(recensione) Onestamente qualcuno non ci sperava più. Io pure. Invece quel vecchio babbione dell'attuale presidente, più tutto il gruppo degli altri giovinastri dell'associazione (no profit - ricordiamocelo sempre!!!), sono riusciti nell'impresa di riaprire in un posto nuovo, il mitico Perché No? (Grazie Pogio)!!! Quando ci sono arrivato, guardando la struttura, sembrava di essere alla sede dei Testimoni di Genova, invece all'interno la sala concerto si è rivelata all'altezza, calda (addirittura bollente, vista la temperatura), accogliente, con un bel palco ed una acustica eccellente, ed insomma la sensazione è stata che la vecchia atmosfera da cantina undergound del PN? non si è totalmente persa, come alcuni temevamo. I quattro primi concerti si sono rivelati tutti, davvero, di ottimo livello. Il primo è stato un delirio, di corpi innanzitutto, visto che all'apertura tutti ci volevano essere, e tutti c'erano. Geniale l'idea di far ritornare i Demons che letteralmente, hanno spaccato. Dalla Svezia con il loro punkrock, i capelli impomatati e le magliette di Elvis, hanno sparato per oltre un'ora le loro micidiali rasoiate, assatanati, roventi e assolutamente eccitanti. A distanza di due anni dal loro passaggio al vecchio PN? sono rimasti in tre, ma la differenza non si nota, per questa band che davvero è di grande qualità, e non molto lontano dalla bravura di altre band più acclamate come Hellacopters o Hives. Il primo aprile è stata la data perfetta per dei dementi come i Laghetto. Sono davvero irraccontabili nella loro idiozia, e solo chi li ha visti dal vivo può immaginare quanto siano deficienti sul palco e quanto sono, al contempo, bravi a suonare. Demenzialità alla Skiantos unita a musica rumorosa, post hardcore, postpunk, posttutto. Fracassano timpani e divertono, con l'immancabile presenza di Tuono Pettinato che suona indefesso la sua chitarra, finta! Unici. Più canonici, ma non banali, il combo di Ray Daytona, che però ha fatto ballare dall'inizio alla fine i presenti, con la loro miscela di psychosurf per lo più strumentale. Due parole in più invece per i Mojomatics. Chi li aveva visti su altri palchi non aveva dubbi. Chi li ha visti per la prima volta se ne sarà accorto. Sono grandi. Una two man band, che dalla laguna veneta macina classico r'n'r, inzuppato di garage blues fino al midollo, come pochi altri sanno fare. Insomma come hanno scritto splendidamente meglio di me: "tra il blues di Robert Johnson, lo sberleffo dei Violent Femmes e la furia dei White Stripes" (Rumore, n.d.a.), i Mojomatics hanno davvero convinto tutti e tutto, evidenziando come loro siano sicuramente tra le migliori band del panorama italiano. Un'altra considerazione finale. Come è nella politica del Perché No? ad aprire i concerti, sono stati gruppi della zona. Una scelta voluta per sostenere la scena della zona e dare un aiuto alla crescita delle band. E sinceramente, non voglio fare il leccaculo, tutti hanno favorevolmente impressionato. Gli Electric 69 su tutti, con il loro travolgente r'n'r (non a caso Sorge su Rumore ha parlato benissimo del loro disco d'esordio), ma anche l'evoluzione del suono pesante dei Grey Cube, l'originalità e la perizia tecnica del nuovo progetto chiamato King Suffy Generator, e la crescita davvero notevole del grunge-stoner dei Wild Dogs, sono la testimonianza di una scena locale che, probabilmente, sta crescendo in qualità. Sono stato troppo benevolo? Può darsi, ma davvero sono state serate tutte ben riuscite, e poi che il Perché No? sia ancora tra noi, vivo e vegeto, è una notizia davvero non scontata!
DJ Kremlino

 

9 giugno 2006 → BLACK LIPS (USA) - THE PREACHERS / Vedi foto

Quando sono scesi dal loro indescrivibile e caotico pulmino (verso le 21.00, dopo 7 ore filate da Firenze a Verbania) ho avuto la sensazione della loser band perfetta, così giovani e scalcagnati, sporchi (ma non cattivi) e incredibilmente schizzati. Una "immagine", o meglio una "sostanza", che poi riportano sul palco dove furore e anarchia ricoprono una serie di canzoni che (come nell'ultimo Let it bloom) hanno un bel tiro e una decisa caratterizzazione melodica. Insomma belle canzoni gettate dentro un tritacarne di MC5 e 13th Floor Elevator. Annunciati (dalle recensioni che li hanno preceduti) come "la fine del mondo" sul palco, all'inizio hanno stentato un po' a trovare la giusta direzione per la loro sferragliante e deragliante miscela di garagebluespunk, ma con il passare dei minuti e delle canzoni l'atmosfera si è fatta più intensa e la band ha palesato che le cose (di buono) dette sul loro conto non erano del tutto infondate, dimostrando nell'ultima mezzora di saper trascinare e coinvolgere le quasi 200 anime del pubblico presente. Il cantante sembra Beck che vien giù da una delle nostre valli di montagna, il tipo alla batteria potrebbe militare in un gruppo glam, quello con i denti d'oro ve lo lascio immaginare e l'altro chitarrista è uno scricciolo di 46 kg similpunkabbestia che nella prima parte del concerto tra un canzone e l'altra tenterà (invano) di accordare lo strumento. Però, al di là di tutto, fanno il loro "dannato mestiere" che tanto ci piace, ovvero accendere gambe e cuori e farli andare all'impazzata con scariche elettriche e adrenaliniche di rara intensità, sorrette da una base ritmica selvaggia; un esempio su tutti, l'incedere da ubriachi di Dirty Hands, dove sembra di sentire i Cramps che interpretano un pezzo di Hank Williams. Innocenti e puri i Black Lips.
DJ Kremlino

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