Riportiamo la lettera invia all'amministrazione comune di Verbania in merito alla questione Kantiere.
In merito al bando per la gestione del Kantiere segnaliamo, come già fatto a voce da un nostro rappresentante alla riunione della commissione consigliare competente di venerdì scorso, che all'interno del Kantiere è presente materiale di nostra proprietà prestato in comodato d'uso all'associazione Cool attuale gestore.
Ci riferiamo al palco concerti, allo spazio "bar" (pedana più bancone) costruiti a nostre spese e ad alcuni tavoli e panche.
(recensione) Non riesco a capire se a Stoccolma è l'acqua che bevono (o la birra) o l'aria che respirano che è diversa, ma tanto vale ammetterlo: dalla Svezia piovono giù r'n'r band che noi, italico paese da rock di serie C, ci sognamo. I Sewergrooves ne sono l'ennesima testimonianza, con una formazione (con tanto di batterista poi Hellacopters in quella originaria) imbevuta d'immaginario anni '70 e sfolgorante nel rullarti le orecchie con un r'n'r urbano "from Detroit" dal sapore hard e dall'atteggiamento ruffiano nei riff, tanto melodici quanto energici. Roba che andrebbe insegnata a scuola ai bambini che vogliono imparare l'abc del genere. Tra l'altro pure i dischi (cinque se non sbaglio) sono una testimonianza di quanto siano bravi e tutti consigliatissimi. Eccoli quindi belli pimpanti sul palco di un piccolo club di una sperduta città italiana di provincia, a trasmettere alto voltaggio al numeroso pubblico, per pochi euro di rimborso, una cena al vicino circolo ARCI e un pernottamento nell'albergo gestito dai preti della città. Roba che fai, dopo dieci anni di sbattimenti, solo perché ci credi e perché ti piace da morire il r'n'r con la consapevolezza che i giorni di gloria e di successo non arriveranno mai. Ma tant'è. La gente si diverte ed esce dal concerto molto soddisfatta anche se ci sarebbe da tirar loro le orecchie, al pubblico intendo, per un concerto in cui ballare e far casino sarebbe stata la regola e non l'immobilismo da colonna di granito. Il quartetto scandinavo se ne sbatte e va a palla, spara più o meno tutto il contenuto dell'ultimo disco e qualcosa dai precedenti, dimostra di essere davvero una formazione compatta e dinamica, propina una marea d'ottima musica con una presenza scenica pregevole, senza cadere nel ridicolo, si lancia in pezzi divertenti e fa un grande show. Insomma un concerto che altro che i cinque euro dell'ingresso... Probabilmente sarà per la carne di renna, o il freddo? Magari 60 anni di socialdemocrazia (anche se un mese fa ha vinto la destra!) oppure il diritto a due mani di Bjorn Borg, magari i mobili Ikea? O il cinema d'Ingmar Bergman, o Pippi Calzelunghe??... Roba da perderci il sonno. Ma se passa un gruppo svedese di r'n'r dalle vostri parti, non perdetevelo.
DJ Kremlino
(recensione) L'immagine che ho di Will Sheff disteso su un tavolo del locale a "riposarsi" testimonia il notevole sforzo per questo tour europeo della band americana in Europa. Ventun date in ventun giorni (tanto per capire: dopo il concerto a Verbania li riaccompagno in albergo verso le tre di notte, per loro sveglia alle cinque e trenta per ripartire per una data in Francia). Un Will Sheff "stravolto" quindi, che si rianima solo in due occasioni: per il concerto (per fortuna!) e durante un'intervista ad una fanzine della zona (Wolvernight) fatta nel vicino bocciodromo Arci con Will entusiasta di un gioco che non aveva mai visto! Con una buona presenza di pubblico anche da altri lidi per una giornata infrasettimanale (soprattutto Torino e Milano), il concerto parte dopo le undici e la buona esibizione dei Driver De Niro un duo strumentale (basso e batteria) che si fa apprezzare nella sua proposta bizzarra ma interessante di rock più o meno "matematico". Il concerto degli americani è come la marea: inizia piano a salire, impercettibile, poi adagio adagio cresce, ti copre le caviglie e poi ancora più su fino ad immergerti pienamente in emozioni forti ed a toglierti un po' il fiato. Più che nella qualità delle canzoni la forza della band sta nella loro straordinaria energia emotiva ed evocativa, nella loro capacità di rendere questi brani vivi ed elettrizzanti. Non che manchino loro grandi canzoni tra quelle proposte (The war criminal rises and speaks, Black sheep boy, For real, So come back I'm waiting ecc) ma è il trasporto con le quali le gettano candidamente a noi ascoltatori che rendono grande il loro concerto. Una piccola riprova? Quando Mr. Sheff torna sul palco per il bis ed inizia da solo con la sua chitarra e la sua voce (e che voce!) "The stone" di dylaniana memoria, una bella canzone disturbata però dal cicaleggio dei soliti casinisti in fondo alla sala. Lui li "azzittisce" non urlando di più, ma allontanandosi dal microfono, cantando libero dall'amplificazione e creando un'attenzione straordinaria e facendo calare il silenzio (o quasi) dei presenti. Ed è proprio nella seconda parte del concerto e nel bis che la marea degli Okkervil dilaga e si impossessa del cuore dei presenti, con uno spirito più "rock" e meno acustico rispetto al tour dell'anno scorso, pur rimanendo centrali nel loro repertorio ballate tirate ed intense come corde di violino. Sul volantino che li annunciava al Perché No? c'era scritto "la grande tradizione americana". Niente di più vero. Un gruppo che dà lustro alla grande storia della musica rock americana.
DJ Kremlino