Stagione 2002 / 2003

12 ottobre 2002 → Converge (USA) - Paint The Town Red (Germania) / vedi foto

Che questo sarebbe stato il miglior concerto di sempre al Perché No? lo sapevamo già prima che avvenisse. O meglio: eravamo talmente "motivati" nell'averli voluti da noi (al punto di rimetterci molto economicamente), che non avevamo nessun dubbio. Se a questo sommate l'mpegno profuso per il varo del nuovo palco e del "nuovo" impianto di amplificazione vi potete immaginare quali erano le nostre attese. Va a finire che 200 paganti provenienti da tutta l'talia nord occidentale (Genova, Piacenza, Torino, Milano ecc) riescono nell'impresa di trasformare il Perché No? "sold out" in una bolgia umana di corpi, sudore, caldo torrido (fumo no! da quest'anno c'è il divieto!), e tanto rumore riversato dai Converge. Seppure penalizzati dalla frattura al braccio, di pochi giorni prima, del loro chitarrista (suonerà seduto... e nell'ultimo pezzo si farà aiutare dal chitarrista del gruppo tedesco di "spalla"), riescono nell'impresa di sconvolgere tutti i presenti, per la capacità di saper tradurre sul palco, con straordinari energia e perizia tecnica, il loro radicale sound fatto di hardcore, metal, punk e quanto potete immaginare (e di più), miscelato con assoluta originalità. La battuta che circolava è che dopo i Converge, il Perché No? poteva anche chiudere i battenti. Di più non sarà facile dare.
Alberto Nobili


22 ottobre 2002 → Unwed Sailor (USA) - Toboggan (Svizzera) vedi FOTO

Una stagione che è partita per proporre buona musica e per non "accontentare" le mode del momento: ovvero la ricerca di gruppi di qualità a 360°. La sfida è questa, vedremo se la gente ci seguirà o meno. E se la qualità arriva anche di martedì sera ci proviamo lo stesso, pur se sessanta paganti sono pochi per coprire le spese; bastano invece per creare una buona atmosfera attorno a due gruppi che ben impressionano. Sia le svizzere Toboggan, più canoniche nel proporre post rock, ma soprattutto il trio americano Unwed Sailor, davvero ottimo nel caricare di tensione la loro musica solo strumentale, lasciano al Perché No? belle vibrazioni e la certezza di un concerto per, scusate la banalità, "pochi ma buoni
Alberto Nobili


25 ottobre 2002 → Solarflares (UK) - MiniVip / vedi foto

Organizzato in pochissimi giorni grazie ad un "buco", e per questo poco pubblicizzato, non ci siamo comunque fatti perdere l'occasione di ascoltare dall'Inghilterra una band culto (dalla rivista "Rumore" di ottobre 2002: "Graham Day è il più grande songwriter rock inglese degli ultimi venti anni nel senso più classico e nobile del termine, rock come lo potevano essere Who, Small Faces, Yardbirds, ma anche Jam, Clash, Buzzcocks. i sixsties che sposano il punk, il beat e il mod arricchiti da una vena pop che non ha eguali). Svelate le nobili coordinate, i Solarflares pur non facendo un concerto eccezionale, hanno divertito e fatto capire che le parole impegnative sopra riportate, non sono davvero mal riposte. Ad aprire la serata, da Varese e dintorni, i MiniVip, apprezzabili sia musicalmente sia come "modstyle".
Alberto Nobili


2 novembre 2002 → Settlefish - HR / vedi foto

Strana serata. C'è gente, 140 paganti, molti gli amici intimi degli Home Run a quanto pare; perché dopo la buona esibizione del gruppo locale ossolano, che conferma il buon impatto live della loro proposta "numetal", una buona parte dei presenti si disinteressa palesemente dei Settlefish. Fatto, una volta tanto, che non segnala un esibizione poco dignitosa, perché il set "postemocore" del quintetto bolognese è stato davvero stimolante e ricco di atmosfere intense e "stratificate", ma va a discapito dei ragazzi e delle ragazze del nostro "locale", ancora non maturi forse nel concentrarsi su sonorità diverse e poco abituali. O forse, semplicemente, siamo noi del Perché No? a pretendere troppo dai giovani kids della nostra zona. Comunque sia i Settlefish sono davvero bravi; e se il sottoscritto non fa testo, un disco in uscita per un piccola etichetta culto come l'americana "Deep Elm" dovrebbe essere una prova sicura a loro favore.
Alberto Nobili


16 novembre 2002 → Lo Fi Sucks! - Terzo Cenere Vedi FOTO

I Terzo Cenere, indigeni da Verbania, aprono la serata denotando un passo avanti rispetto alla loro ultima esibizione; musicalmente più intensa e fluida la loro forma canzone, a metà strada tra Pavement e Marlene Kuntz, anche se alla fine un cantato troppo dimesso e incerto ne penalizza in parte la riuscita. I genovesi Lo-Fi Sucks sono dei veterani, fanno post-rock da prima che questa parola divenisse vocabolo corrente tra i (pochi) patiti della materia. E la maturità la si ritrova in una esibizione felice che mette in rilievo le buone strutture e le idee interessanti ripresi soprattutto nei pezzi del loro ultimo disco. Musica intelligente ed alternativa. E non è roba da poco.
Alberto Nobili


7 dicembre 2002 → Slugs - Boldoz Dogs / vedi foto

Succede che una band da Montecchio (Re) viene al Perché No?, conferma le potenzialità (grandi e attraenti) espresse con il loro omonimo disco d'esordio con un sound tra i Rolling Stones, il R&B e Jon Spencer, diverte i ragazzi del pubblico e, soprattutto "l'esigente" crew del Perché No?; e poi torna a casa, si macera l'anima, e decide di rimandarci (cosa che hanno fatto davvero) il rimborso spese patuito. Motivo? Hanno ritenuto di non essere stati all'altezza, di non aver suonato come potevano e dovevano, e per questo ci hanno ridato indietro i soldi. A parte il fatto di chiedersi ma "quanto saranno mai bravi quando suonano al massimo", è la prima volta che ci succede una cosa del genere, a dimostrazione che ancora ci sono delle band che suonano per qualcosa, che non sia solo quella di soddisfare solo il proprio Io. È di band come loro che il Perché No?, e la musica rock italiana, hanno bisogno. Noi, perché diventeremmo "ricchi" non rimborsando più le band (ah, ah, ah.) il rock italiano perché di "attitudine" (sincera) ne ha veramente necessità. I Boldoz Dogs, come al "solito", hanno suonato del maturo e invitante indierock (con forti venature emo); che poi li freghi il fatto che arrivino dalla provincia di Novara e non dalla California o da qualche altro stato americano del cazzo, è solo un dettaglio; che però fa la differenza (non nella buona musica, la loro infatti lo è) ma nell'essere considerati o meno da critica e pubblico (anche quello nostro, locale). Grandi come al solito, come da tempo scriviamo: per chi sa ascoltare, davvero.
Alberto Nobili


14 dicembre 2002 → H-Strychnine - Fuzz Fuzz Machine

C'è quasi il pienone al Perché No? a testimoniare che il nu metal ancora "tira" tra i ragazzi più giovani, e forse testimonia anche l'ottimo ricordo lasciato dalla band ferrarese. Ed infatti con gli H-Strychnine il pogo impazza e si fa potente e gioioso, i Korn fanno sovente capolino, ed al di là del valore musicale (nella seconda parte del concerto infatti la band cazzeggia e giggioneggia, più che suonare), rimane una bella sensazione di partecipazione e condivisione tra pubblico e band. (A proposito, l'anno scorso la band ha spaccato il palco, quest'anno ha mezzo distrutto uno spia; e se ne apprezziamo l'impegno la prossima volta vi mandiamo a casa il conto!!!) Per i Fuzz Fuzz Machine, oltre il mea culpa per il ritardo negli anni con il quale abbiamo trovato loro la possibilità di esibirsi per la prima volta da noi, hanno presentato una più canonica impostazione heavvy, con un retaggio nel metal classico evidente, ma che tuttavia non è scaduta nel dejavu ma ha anzi colpito e convinto per tecnica e potenza.
Alberto Nobili


21 dicembre 2002 → El Guapo USA - Adam 7 / vedi foto

4 gennaio 2003 →   Ufomammut

Unire le due recensioni mi serve per fare un piccolo inciso: qualcuno ha notato che il pubblico del Perché No? sta "leggermente" maturando? Mi spiego: non che negli anni precedenti ci abbiano frequentato solo ragazzini dediti a far casino, a prescindere dai gruppi proposti, ma sicuramente il pubblico presente alle due serate in questione, con sonorità non scontate e "facili", ha dimostrato una attenzione alla musica davvero intensa e partecipata, oltre che numerosa. Ma al di là delle mie menate, sicuramente una sorpresa sono stati gli americani El Guapo che riescono a trasformare dal vivo la loro miscela elettronica-postrock-indie in qualcosa di trascinante e personale davvero avvincente e riuscita, a dimostrazione del fatto che non incidono sulla Dischord records per caso (e ad aprire la serata vale la pena ricordare il postgrunge-!?- aspro, "dilatato" ed efficace dei borgomaneresi Adam 7). Gli Ufommaut invece hanno presentato un live set diverso da quello di un anno fa: sicuramente più libere e psichdeliche le lunghe suite proposte, meno previdibili e canoniche, per un suono urticante, un improbabile "stoner" (scusate la parolaccia) spaziale senza tempo, che ha colpito e frastornato le nostri menti.
Alberto Nobili


1° febbraio 2003 → Agresión (Olanda/Argentina) - Chaos Zero / vedi foto
8 febbraio 2003 → Koufax (USA) - Kevin Devine (USA)

In pochi giorni atmosfere, musica, partecipazione, considerazioni assolutamente diverse (anche diametralmente diverse - incoerenza?- nelle conclusioni rispetto alla recensione dei due live precedenti). Se i romani Chaos Zero non lasciano il segno (troppo uguali a mille altre band del genere) il nu metal / hardcore dei Venezuelani/Olandesi Agresion invece colpisce, "spacca" e scatena il casino del numeroso pubblico presente, che gradisce molto l'atteggiamento e l'aggressività della band, massiccia e tecnicamente valida. Fatti questi che testimoniano che non hanno suonato a "caso" di spalla a gente come i Sepultura; e se si unisce poi la bravura alla loro simpatia e ad un'attitudine "hardcore" la serata è di quelle da ricordare. Otto giorni dopo le cose cambiano: non la qualità, ma bensì la quantità. Infatti mai era capitato un sabato sera così scialbo, con solo 50 paganti. E dagli U.S.A. in un atmosfera un po' moscia il cantautore Kevin Devine si fa comunque apprezzare per le sue ballate solide, indolenti e delicate per sola voce e chitarra, mentre i quattro Koufax in maniera energica regalano un piccolo set di ottime canzoni, con suoni diretti ed elettrici che richiamano alla mente sonorità primi anni'80 con, non a caso, una cover di "steppin' out" del grande (e sconosciuto) Joe Jackson. Sonorità magari diverse, ma comunque intriganti, che meritavano sicuramente un'audience più corposa ed attenta, ma che invece si è scontrata con la insufficiente curiosità del pubblico (in grandissima parte giovanissimo) del Perché No? che probabilmente, ed inevitabilmente(?), a quell'età ha più voglia di pogare che d'ascoltare una chitarra acustica o sonorità diverse (anche se ogni tanto non farebbe male). Il problema (vero) è che serate come queste, economicamente un disastro per la nostra associazione, rischiano poi di abbassare la qualità delle proposte da mettere in cantiere, perché ovviamente se altri flop del genere accadranno il rischio è quello di rendere impossibile altre sfide, e di andare, invece, su scelte più sicure economicamente - se esistono-  e però scontate e, magari, meno interessanti.
Alberto Nobili


15 febbraio 2003 → Statuto - Jackals

Nel dirvi che con gli Statuto c'è stato il pienone (oltre 200 gli ingressi), me la cavo riportando le frasi contenute nel "diario" del sito degli stessi Statuto:
Parliamo invece del concerto al PerchèNo di Verbania, locale pieno da soffocare, sudore inevitabile, un ballo continuo dal primo all'ultimo brano, accoglienza trionfale per i brani SOLE MARE, RAGAZZO ULTRA' e QUI NON C'E' IL MARE e, come ormai capita spesso e volentieri, cori e applausi per i brani tratti dall'ultimo "Il Migliore dei Mondi Possibili" come PANINARO, INVITO A UNA FESTA, SPERANDO CHE o BELLA COME SEI. I complimenti vanno anche ai bravissimi JACKALS che hanno suonato prima di noi, una mod-band con i controfiocchi che potremo riascoltare al 43° Raduno Nazionale Mod di Albisola a Pasqua insieme alla storica band n°1 della storia mod SECRET AFFAIR (visitare www.italia.mod.com). Molti i Mods presenti e un saluto in particolare va ad Andrea di Omegna e alla sua compagna, a breve fortunati genitori:AUGURI!!!!
Alberto Nobili


marzo ÷ maggio 2003→ Wood - One Hundred 'n' Twenty Planets (vedi foto)- Candies (vedi foto)- Deep End - Juda's Kiss (vedi foto)- Rimozione Koatta - Crummy Stuff - Stereoracers - Leighton Koizumi USA featuring Tito & The Brainsuckers - Los Phonoramas - Red Worms' Farm - Noiret

Non facile racchiudere in poche righe parecchie serate musicali al Perché No? La più partecipata è stata sicuramente quella con il "reduce" Koizumi che, dato per artisticamente "morto", è riapparso sulle scene e sui palchi (per la prima volta in Italia) dopo più di dieci anni di oblio. Il nippo-americano insieme al trio romano di Tito & Brainsucker anche musicalmente ha stupido, attraverso la riproposizione, con grinta e determinazione, dei suoi vecchi e gloriosi pezzi anni '80; ottimo garage, senza tempo e soprattutto senza quella patina di imbolsimento che molti "ritorni" a volte lasciano. La meno partecipata dal pubblico invece è stata quella con i padovani Red Worms Farm, che pur di fronte a poca gente hanno invece fatto il concerto più bello fra il lotto. Un noise posthardcore incandescente e tribale, con due chitarre incendiarie sostenute da una batteria picchiata selvaggiamente, con il quale il trio ha dimostrato che il rock sa regalare insperate emozioni. Grandi. Lo storico punk dei milanesi Crummy Stuff invece non mi ha entusiasmato, non male ma niente di più, mentre Candies e Deep End, su due fronti musicali diversi, tra Television e punk made in New York i primi, sul fronte post-rock selvaggio i secondi, hanno invece regalato bella e coinvolgente musica; da segnalare anche il classico ska dei torinesi Rimozione Koatta che il "dovere" di divertire lo hanno raggiunto. Per le band "nostrane" (dei C9 vedete qui sopra la recensione di Michele) si dovrebbero ripetere tutti gli apprezzamenti già spesi in altre parti del sito. Insomma chi più, chi meno, hanno dimostrato una crescita costante, ed un ottima determinazione nel portare avanti le proprie idee musicali. Una segnalazione va ai Noiret e ai One Hundred, per la loro prima apparizione sulle assi del Perché No?: tribal wave con sole percussioni per i primi (originali e tecnicamente in gamba) e un grezzo hardstoner per i secondi. Insomma, anche il rock nel VCO continua ad avere i suoi preziosi alfieri.
Alberto Nobili


12 aprile 2003 → C9 - Klown / vedi foto

Arriva in un sabato finalmente caldo di aprile l'occasione di risentire live i C9, assenti dai palchi da parecchi mesi, passati a registrare il cd e a provare le nuove e vecchie canzoni, attendendo l'uscita del loro vero e proprio esordio discografico dopo i primi due demo. Li incontrano per fare festa molti amici e i Klown, il gruppo lombardo che già in passato ha condiviso il palco con loro. Dopo una serata in piacevole compagnia, come tradizione del circolo non si bada a spese, lauta la cena preparata in primis dalla incomparabile Susi e poi tutti a bere il caffè, la musica inizia con i Klown e il loro nu metal, per la verità contaminato assai da suoni deftoniani e caratterizzato da un cantato in italiano non proprio comprensibile in mezzo a tanto noise; sono bravi ed affiatati e il loro show scorre tra gli applausi. È la volta dei C9 che partono subito con uno dei tre pezzi nuovi che suoneranno nel corso del concerto e in ognuno è chiara la direzione musicale che il gruppo sta prendendo, sonorità molto melodiche spezzate da inserti rumorosi, con la voce di Valentina meno urlata che in passato e sempre in primo piano a sostenere le parti melodiche come quelle più incalzanti. Si susseguono poi quasi tutte le songs del nuovo cd jack in the box, mancherà quel gioiellino pop inciso quasi per scherzo che porta il titolo di oumerrytrack e che forse il gruppo giudica inadatto alle esibizioni live (peccato!), tutte in versione iperenergetica, devo dire che resto sempre impressionato nel vedere come picchia sui tamburi Rino, mentre Pitta è più agitato del solito, tanto che sul finire della serata cambierà la scaletta per cercare di ricordare meglio il giro di basso di una delle nuove canzoni (ancora senza titolo ndr), cosa poi prontamente avvenuta, Cri appare invece molto concentrato sulla sua chitarra, quando alza lo sguardo sembra in piena trans agonistica, i suoni che produce sono comunque un qualcosa da sentire, dulcis in fundo Vale attrae tutta l'attenzione del pubblico (la mia di sicuro ndr) con il suo cantato a volte dolce e melodico e altre violento e aggressivo, con le sue movenze per nulla forzate o vanitose, niente poseurs fra i C9, con i suoi occhi marroni che spaziano per la sala e si fanno più intensi man mano che cresce la tensione dei brani. Un bel concerto al quale dò il massimo dei voti per emozioni e partecipazione, non essendo un tecnico e ahimè nemmeno un musicista lascio ad altri i commenti relativi ai suoni e ad eventuali imperfezioni, del resto l'età media del gruppo lascia presagire incredibili margini di miglioramento. Un peccato, se devo dirlo e per concludere, la brevità dello spettacolo (o forse è stato solo così bello da passare in un attimo?) e la mancanza di bis, dovuta questa volta a problemi tecnici e a cali di tensione elettrica nel locale, mi auguro in futuro che i ragazzi sappiano e vogliano ammaliarci più a lungo. Io non ne vedo l'ora!
Michele Griggi

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