C9

Genere

Crossover

Anno di di formazione

1997

Anno di scioglimento

2005

Biografia

I C9 sono una band piemontese il cui genere musicale affonda le radici nel moderno Nu Metal: chitarra, basso, batteria, voce
Una power band con voce femminile, quasi unica in Italia. Conosciuti nei circuiti musicali underground e nei centri sociali del nord Italia, i C9 sono stati una sorpresa per potenza ed energia.
I C9 debuttano nel 1997. Per due anni si esibiscono nella provincia di Verbania e nel 1999, dopo l’uscita del primo CD autoprodotto Survive, fanno i primi concerti nel Milanese e nella provincia di Torino.
Nel 2001 dopo una fase di rodaggio debuttano suonao al  C.S.O.A Deposito Bulk di Milano, ed incidono il loro secondo CD autoprodotto “C9”.
Con l’uscita del nuovo disco, la band, comincia ad aumentare il numero dei concerti, 50 date in meno di un anno, suonando su quasi tutto il territorio nazionale ed anche parte della Svizzera.
Nel luglio 2002 partecipano al Six Days Sonic Madness, uno dei più importanti rock festival estivi italiani, nel novembre 2002 partecipano alla manifestazione di gruppi indipendenti “ZebraWood” promossa dall’NHQ di Ferrara; Tra i partecipanti personaggi come Giorgio Canali con il suo gruppo ed i “TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI”.
Nel 2003 registrano all’NHQ studio di Ferrara il loro primo disco “ufficiale” “ JACK IN THE BOX” per l’etichetta indipendente “Terzo Millenio” distribuito dalla Self.
I C9 sono presenti in alcune compilation: Rock Targato Italia 2003 e Rete Metallica (Terzo Millennio), Punk e Contaminazioni vol.2 (Sanarecords) e Six Day Sonic Madness 9803 (Srazz Records).

Myspace www.myspace.com/c9jackinthebox


Formazione

Valentina Squillace / voce
Cristian Soldi / chitarra
Rino Sorrentino / batteria
Mauro Pittarello / basso

Discografia

Survive / miniCd / autoprodotto / 1999

C9 / miniCd / autoprodotto /  2001

Jack in the box - Cd -Terzio Millennio rec /  2003

Recensioni

Intervista fanzine Wolver Night n°33

Rockit (sito) / recensione cd "jack in the box"
Le vocalist femminili nel (nu)metal non sono certo una novità, anche nei dischi più duri e urlati (pensate solo alla potenza di una Shamaya, cantante degli Otep). Gioco forza poi che, negli stili che si muovono sui bordi del genere, la presenza femminile sia ancor più accentuata. I C9 quindi si aggiungono alla folla, capitanati da Valentina, che svolge un lavoro notevole nel dar voce alla loro musica, un nu-metal meticciato anche pesantemente col punk melodico e contornato da assaggi di emo, che male non fanno. La loro musica si presenta cangiante e dinamica al punto giusto, con brani che non si abbandonano mai a noiose e pedanti reiterazioni dei cliché che ammorbano molte produzioni. A questa freschezza nell'approccio - che comunque non è ancora sbocciata nell'originalità - si aggiunga il fatto che "Jack in the box" rappresenta il disco d'esordio, dopo due demo e molteplici concerti per lo stivale, e riesce a mostrare chiaramente le potenzialità del gruppo.
I Nostri riescono ad amalgamare le molteplici influenze in maniera naturale, dimostrando di averle fatte proprie; le canzoni, eccetto la simpatica "Outmerrytrack", episodio pop di chiusura, sono tirate e cariche quanto basta (provate l'attacco hard-core verso la fine di "S.O.P"), con il solito alternarsi di pezzi melodici e urlati tipico dei generi da cui i C9 muovono i propri passi.
Purtroppo le incertezze comuni nei giovani gruppi, soprattutto nella fase di scrittura dei brani - che a volte paiono muoversi in molte direzioni senza un piano prestabilito, senza una precisa identità - penalizzano un po' il risultato. Nonostante ciò la sincerità della proposta di "Jack in the box", la qualità media sostenuta - si muoveranno un po' in disordine, ma lo fanno bene - e l'approccio non prevenuto alla materia, ne fanno qualcosa di più di una piacevole promessa di cose a venire, di un passo nel cammino della band verso una sua più precisa e studiata cifra stilistica nel guado tra punk melodico e sonorità nu.
Un buon esordio e staremo a vedere se, crescendo, sulla scorta delle esperienze e delle capacità, riusciranno ad affermare con più sicurezza la loro personalità e a rendere ancor più compatto e coeso il proprio sound.
Andrea La Placa

Rockon (sito) / recensione Jack In The Box
Dopo due mini cd autoprodotti (Survive, 1999, e C9, 2001) i C9, realtà italiana che sta venendo sempre più alla luce, giungono finalmente con questo Jack In The Box al debutto sulla lunga distanza.
La band piemontese propone un lavoro indicativo di una forte volontà di imporsi con la loro grande personalità, nonostante la piena maturità sia ancora lontana.
Spesso inseriti superficialmente nel filone crossover, i C9 riescono, in questo disco più che mai, a spaziare con disinvoltura dal pop (la conclusiva Outmerrytrack) al power-pop, fino ad approdare sicuramente a certe strutture di moderno crossover, con forti iniezioni di hardcore.
Quello che vorrebbe fare la differenza è la splendida voce di Valentina (anche se in certe parti urlate perde un po’ in sicurezza e incisività), ma in realtà la frontman riesce più di una volta ad essere egregiamente accompagnata da una serie di ottime intuizioni musicali, cambi di tempo azzeccati e melodie raramente scontate ma facili da ricordare.
La prima Empty Mirror traccia già la strada per buona parte del lavoro, le linee vocali altalenanti, pulite e trascinanti, le pesanti scariche chitarristiche intervallate da azzeccati stop-and-go, rumore e melodia. Chase è un altro vertice dell’album, con quell’ininterrotto andamento spiccatamente pop, non per questo meno potente, a far da tappeto ad un testo semplice ed emozionante, presente anche come ghost-track in veste acustica.
Come detto, la maturità è ancora lontana, soprattutto in fase di produzione e in certi passaggi banali e sconclusionati, ma la band dà del suo meglio, suona potente e convinta, melodica e sensibile; una promessa.

Kronic (sito) / recensione "jack in the box"
Fra il crossover patinato "mtviano" con tanto di inserti rap e quello più grezzo dei Sepultura, si prospetta una terza via: un sound potente, basato su riff aggressivi ma al tempo stesso capace di esprimere melodie intriganti ed una voce che sa alternare rabbia ed urla ad un cantato dal retrogusto pop; è quello che provano a fare i giovani C9 con questo loro album d`esordio confezionando un lavoro che, per quanto incostante ed imperfetto, lascia trasparire diversi sprazzi interessanti.
I principali difetti del lavoro emergono soprattutto in fase di produzione dove evidentemente si avverte l`assenza di una figura di peso che sappia far fruttare al meglio il lavoro in studio valorizzando in pieno il sound della band che in questo album risulta compatto ma forse meno corposo del dovuto (soprattutto il basso); tutto ciò finisce col penalizzare anche la voce di Valentina che nelle parti urlate sembra perdere molta incisività.
Dal canto suo la band mostra comunque di saper scrivere delle buone canzoni, rabbiose ma al tempo stesso melodiche, alternando momenti estremamente aggressivi ("Crap" o "Footprints on the stones") ad altri d`estrazione puramente pop (la gradevolissima epica "Outmerrytrack" o "Chase") muovendosi fra questi due estremi fino a trovarne il punto d`equilibrio in brani come "My Way".
Un disco sicuramente positivo nelle intenzioni che lascia però parecchi rimpianti su ciò che avrebbe potuto essere se solo ad una band promettente ma ancora un pochino immatura quale i C9 dimostrano di essere, fosse stato affiancato un produttore artistico in grado di far fruttare al meglio il songwriting e la potenza del gruppo.
Roberto Bonfanti

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