Adam 7

Genere

indie rock

Anno di formazione

2001

Anno di scioglimento

2004

Biografia

Gli Adam7 nascono verso la fine del 2001 da un
progetto di Cesare che, dopo aver sciolto il progetto
giovanile "Sappy" del periodo scolastico, decide di
continuare a scrivere e a fare musica.
Conosciuto il bassista Stefano, grande appassionato di underground e new wave, ed incontrato il batterista Andrea, il gruppo inizia a creare e ad esibirsi in ogni occasione, fino alla realizzazione del loro primo cd (Arterioscream).
La foga e lo stile sono tali da aver già pronto l'anno seguente il secondo lavoro (Defloration).
E' un ottimo periodo sia per i live che per le amicizie intorno alla band..
La band non si è mai sciolta ufficialmente, ma difficoltà legate allo stile di vita differente dei tre musicisti ha visto spegnere un progetto che poteva ancora maturare e senz'altro concretizzarsi in molteplici produzioni musicali.

Formazione

Cesare Grisoni / chitarra e voce
Stefano Cerutti / basso
Andrea Soldà / batteria

Discografia

Arterioscream / 2002 / autoprodotto / CD
Defloration / 2003 / autoprodotto / CD

Concerti

alcuni dei più bei concerti fatti tra il 2002-2003

30.11.2002 / Roadhouse / Cureggio (No)

21.12.2002 / PerchèNo? / Verbania

11.01.2003 / cs Cavalcavia / Novara

15.03.2003 / Salone S.Marco / Borgomanero

24.05.2003 / Le Volte / Arona

06.06.2003 / Rock Festival / Anzola (Vb)

 

Recensioni webzine

Sub Rock Records
6 pezzi per questo interessante cd demo, registrato a Novara in giugno 2002.
Gli Adam7 suonano in formazione tipicamente "rock", basso, chitarra + voce e batteria.
Cantano in Inglese e fanno una musica
etichettabile come Alternative Rock, con una certa vena di originalità.
La qualità del mini cd è discreta, a parte la batteria, il resto suona molto "caldo"
(la chitarra sul resto). Le canzoni non sono molto elaborate,
non hanno parti tecnicamente eccelse, ma il tutto sembra cogliere nel segno,
sin dal primo ascolto: in particolar modo "Feelings of guilt",
"Divine is well" e "Semen", in cui i tre ragazzi fanno emergere la loro vena
post-grunge, che a tratti ricorda i Foo Fighters a metà strada tra i primi due dischi.
Interessante anche la buona dose di effetti con cui gli Adam7 caricano la voce (oltre alla chitarra e al basso).
Indubbiamente un gruppo interessante,con margini di miglioramento,
ma già abbastanza "maturi" per ottenere un piccolo seguito e magari anche una produzione.

Indie Movement

Nonostante le canzoni con le proprie linee melodico/malinconico siano piacevoli e composte con armonia,
il tutto tende però a ricadere un pò nel monotono. Trovo che "In tune" unico brano strumentale dell'album, sia quello che si differenzi più dagli altri, e racchiuda in se la vera essenza del gruppo.
Niente male per il debutto di questa band che con un pò di esperienza in più potrà senza dubbio
dire qualcosa di più rispetto a molte altre bands ora in circolazione.

Music Lounge
Gli Adam7 sono un'interessante band novarese, un cosiddetto power trio, che mi è capitato di vedere dal vivo.
Ad un loro concerto ho aquistato il loro e.p. di esordio "Arterioscream". Sei tracce per 22 minuti di wave
post nirvaniana, registrato in studio con ottimi suoni. Apre il disco "Guff", un brano che dà il suo tributo
ai Sonic Youth di Daydream Nation, intro di chitarra azzeccato con il basso e la batteria decisamente incalzanti.
La voce è interessante, specie quando viene filtrata con effettistica. Come nel caso di "Feelings of guilt",
brano dalle due facce, con un alternarsi di "lento-veloce". "After seven shots" ha l'impronta di Cobain e soci
del periodo Bleach. In "Divine is well" i tre abbandonano queste ritmiche per far spazio a melodie più teenager.
La traccia in questione potrebbe infatti essere una probabile hit da heavy rotation. Questo però dura solo
tre minuti perchè al termine parte "Semen", oscura traccia che ricorda i primi Deftones; a mio parere il pezzo
più bello insieme a "In tune", strumentale noise che chiude il disco strizzando l'occhio a una sorta di post-rock.
Gli Adam7 si sono autoprodotti il disco ma sono distribuiti dalla Sub Rock Records (www.subrockrecords.com)
e in vendita presso il negozio "Underground" di Borgomanero (No).

Sodapop
Questo trio di Novara, dal curioso nome (un algoritmo, se ho ben letto il glossario informatico...),
ringrazia nelle note Bush, Marlene Kuntz, Afterhours, Kurt Cobain; nulla di cui stupirsi.
Il loro suono, debitore principalmente ai Placebo e ai Nirvana del periodo Bleach, è divino: freddo, preciso, pulito;
un basso pulsante, una chitarra tagliente, una batteria esagitata ed una voce perfetta (benchè la pronuncia inglese
sia ulteriormente migliorabile), spesso effettata. L'iniziale Guff è trascinante, specie quando restano sole
la linea di basso e la voce a lamentarsi ("I love you") ed infine ad urlare "I am not in this world";
le seguenti After Seven Shots e Feelings Of Guilt sono invece fin troppo debitrici alle band prima citate;
carina è pure Divine Is Well, ma meglio ancora Semen, che descrive una tipica situazione di disagio giovanil-familiare
("I'm sleeping under your screams... Mom is mad"). Il CD termina con uno strumentale elettrico inquietante,
che non fa che confermare le impressioni positive per un gruppo che ha ben capito come unire rumore e melodia,
risultando accattivante ed in più punti davvero coinvolgente. In linea di massima i testi sono adeguati,
ma ancora troppo semplici, spesso costruiti appositamente per non avere un senso, all'apparenza addirittura
quasi del tutto casuali; da evitare anche le citazioni involontarie, talora patetiche (cose come "nevermind", "stay away"...).
Nonostante questo, va detto che la band è giovane e avrà tempo per trovare una strada più personale;
per ora tutte le varie influenze sommate fra loro hanno già dato vita a qualcosa di interessante,
il cui ascolto è altamente consigliato.

Indie Zone (Arterioscream)
Non vuole risparmiare neanche un colpo fin dall’inizio la creatura urlante e allucinata che si fa chiamare Adam 7,
tre ragazzi del novarese. Tra le nebbie polverose e mentali della track apripista si avverte una sorta di
combinazione noir-psicodramma: I love you è urlato in un ritornello che ritornello tanto non è da far diventare
labile il confine con un malcelato I hate you. Sbraitante questo grido si sparge per le strade oscure di una città
non conosciuto dove un fuggiasco scappa e scappa e scappa cadendo e rialzandosi scardinato rantolante confuso
sulla seta in fiamme di questa trascinante prima irripetuta e irripetibile Guff. L’uomo sembra risvegliarsi con un
allucinante mal di testa e facendosi forza si alza dalla strada e comincia a trascinarsi nel lisergico ritmo d’apertura
di After seven shot: la corsa riprende subito dopo che questo dark black sabbath(ico) in chiave Melvins sembra cedere il ritmo a qualcosa che pare incestuosamente vicino ad atmosfere desertiche targate Kyuss (quelli di Wretch però).
Ora viene fuori la stanchezza, sì dopo troppa corsa è ora di riprendere fiato, il sangue fluisce al cervello e la
violenza onirica ne trae giovamento pompata mentre toglie ossigeno alla voce rotta e ansimante della n°3 Feelings of guilt.
Deboli sezioni di luce s’insinuano negli spiragli lasciati aperti dall’ uscio socchiuso dell’inizio di Divine is well
per poi, una volte entrate nel vortice dell’ arterioUrlo degli Adam 7, tramutarsi in un riverbero di roco e grezzo punk
che si avvicina più alle fiamme. Sembra gettare acqua sul fuoco la tetra ma pacata Semen..: non acqua ma alcol.
Lo si può annusare leggendo fra le righe delle voci che si snodano ubriache lungo il treno ipnotico di cui non s’intravede la fine ma marcato regolarmente da qualcosa che lo seziona e porta i Placebo a baciare In Utero e a nuotare nel basso introduttivo e protagonista della conclusiva In tune. Sembra raccontare di una insopportabile instabilità elettrica
nell’aria che punzecchia il mal di testa della nostra coscienza urlante e fuggiasca che non abbiamo dimenticato riversa
e confusa per le strade ma che senza preavviso ribadisce il suo concetto di libertà e ci lascia soli con noi stessi
collassando improvvisamente nel singulto finale del primo disco degli Adam 7.
Complimenti agli Adam 7. Gran primo disco.

(Defloration)
Always in flame: come dar torto agli Adam 7 dopo aver ascoltato la loro opera seconda? E se è vero che, come di e Caparezza, il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista, allora la carriera si vena di fulgore.
Perché dopo le atmosfere heavy nel senso di pesanti del loro Arter….anzi no...no, non è giusto fare paragoni con il passato.
L’atmosfera c’è ed è minimalista ma sorniona nel pezzo d’apertura che, come promette il titolo, saggia la resistenza
dell’ascoltatore ad un fuoco apparentemente fatuo ma che non può far altro che pungere. Le punture si fanno incessanti ma sembrano accentuare le loro volute barocche in sentori di new wave che profumano il viaggio di Andy del pezzo seguente: sembra quasi di ascoltare un demo o pezzo praticamente sconosciuto dei Litfiba periodo ’80 - ’85, quelli del basso che marcia senza sosta e della chitarra anarchica ma evocatrice. Con la successiva Breathe in you appare fugace una sorta di pseudo-punk che fa respirare aria di Seattle in clima pre-rivoluzione tipica di alcuni episodi targati Green River e un cantato che non a caso, forse, strascica sfoghi nella tradizione di un Mark Arm agli inizi. Sì sì..notevolmente noise, echi abortite e cattiveria in ritmica anche nella breve, come un brivido che finisce per suscitare cascate di ricordi in un millisecondo, fredda primavera della track n°4.
Dondola swingante e gongola come una favola raccontata da Billy Corgan l’ammasso di note che da inizio a Newbie
per poi sfociare in marce proteste contro chissà chi e chissà cosa, e dopo la tempesta il ritorno alla nenia senza però
adagiarsi nella bambagia; l’inquietudine torna subito ad serrare ben stretto lo scettro di un punk-rock esistenziale.
La materia si decompone come in tante molecole ancor più desertiche della sabbia rovente, in libera espansione nello
spazio siderale ed asettico della ghost track che praticamente si nasconde in questa terribile Newbie e che potrebbe
trovare posto senza sdegno di nessuno nella tracklist di Blues for the red sun di chi sappiamo noi.
E ancora non è finita perché lo scatto finale di Nicotine sugar che è veramente tanto Badmotorfinger che più non si
può muore in un non sense a sua volta conclusione della ghots track precedente.
Senza sdegno di nessuno. Basta un ascolto.

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